LE ZATTERE (il fiume diventa più largo)

Ad un certo punto, passato il mulino ed una piccola cascata, il fiume rallenta e si apre leggermente formando una piscina di acque più ferme dove i pesci trovano riposo e dove alcune zattere, costruite dai bambini del paese, aspettano che i ragazzini le spingano verso l’acqua più profonda per poi tuffarsi.
Qui il canto delle Anguane si fa meno chiaro e tende a confondersi col frusciare d’ali delle libellule.

LE ANGUANE

Parte terza “Il bosco, la valle, il fiume”.
Il walzer apre questa parte del disco, lascia dietro di sé le oscure atmosfere del palazzo del caprone e le visioni metafisiche del pittore per uscire all’aperto, a respirare l’aria dei boschi e ad osservare lo scorrere del fiume. Qui scopre le anguane, spiriti delle acque montane, danzare al ritmo in tre quarti proprio del loro essere.

Si dice che danzino ogni notte, indifferenti ai pesci ed ai gamberi di fiume, aspettando cavalieri a cavallo e bambini perduti, muovendosi tra le onde e le foglie degli alberi come marionette di vapore, nebbie mosse da uno starnuto del bosco.

La musica prevede mandolini, chitarre, violini e pianoforti. Che volete di più?

JUDITH

In apertura di questo brano, che chiude la seconda parte del disco, c’è un pianoforte che suona una semplice melodia.
Il suggerimento per ascoltarlo nel migliore dei modi è quello di immaginarsi soli, nel profondo della notte, in una fabbrica di tre piani abbandonata oppure in un mulino medievale circondato dai boschi. Improvvisamente un suono di un pianoforte ti sveglia, tu lentamente ti avvicini alla sala dalla quale proviene la melodia e seduta sulla sedia davanti alla tastiera la vedi, in tutto il suo pallore, sorriderti.

Judith

Tu sei la regina del regno dell’amore
sei la donna amata dai poeti
La verità è la carne del tuo seno
Sei la regina del fuoco e conosci
ogni mia inclinazione

Tu che negli occhi
hai i cieli di Siviglia
Hai la pelle soave e sottile
Come quella di un serpente
e la lasci scivolare dentro di me

Tu sei la regina del regno dell’amore
Stanca ormai di tutto il tuo amare

LA LEOCADIA

Erano passati quasi cento anni esatti da quando il pittore pazzo e La Leocadia si erano lasciati, entrambi bagnando la tela del quadro con molte più lacrime di quante il loro amore meritasse. Ma ancora oggi lui, seduto nella cucina del suo mulino, ogni volta che senza volerlo pensa a lei, avverte quel piccolo rumore secco che fa il cuore quando si spezza.

La Leocadia

Dimmi da dove vengono
tutte le lacrime che piangi
Da dove devo partire
per arrivare a capirlo

Dove deve fuggire il mio cuore
lontano dal mio cuore
Dove fuggire io da me stesso
senza dovermi inseguire

Versai la mia anima
sulla sabbia
E ti amai come l’acqua
che bagna le rocce

Che a volte le accarezza
e le lascia al sole
E a volte le affonda
lasciandole al mare

E tu dammi una buona ragione
per svegliarmi dal sogno
E tu dammi una buona ragione
o chiudi gli occhi e raggiungimi là

L’UOMO DI SABBIA

Nelle acque del fiume Niger, in Africa occidentale, vivono da sempre delle entità chiamate Ghimbala. Al giovane Alì Farka Touré la nonna insegnò a riconoscere le loro voci ed a interpretare nel migliore dei modi i loro consigli. Nello stesso modo il protagonista di questo brano, l’Uomo di Sabbia, spettatore e visione lui stesso ascolta le voci del fiume che scorre nella valle e ricorda un sogno in cui vide una farfalla dalle ali d’oro posarsi su una roccia vicino alla riva.

L’uomo di sabbia

Ho bisogno dell’aiuto degli spiriti dell’acqua
Ho sognato di vedere una farfalla dalle ali d’oro
Appoggiarsi leggera
Sul bordo affilato
Di una roccia del fiume

15 settembre 2013 – prima sessione II

Seconda giornata di registrazione.
Chitarre elettriche, piano, cigar box guitar e banjo!

15/09/2013 en el Tostadero. Piano work.

15/09/2013 en el Tostadero. Piano work.

15/09/2013 en el Tostadero. Stratocaster.

15/09/2013 en el Tostadero. Stratocaster.

15/09/2013 en el Tostadero. Stardust.

15/09/2013 en el Tostadero. Stardust.

15/09/2013 en el Tostadero. Marc Molas.

15/09/2013 en el Tostadero. Marc Molas.

15/09/2013 en el Tostadero.

15/09/2013 en el Tostadero.

15/09/2013 en el Tostadero. Hard work in Barcelona town.

15/09/2013 en el Tostadero. Hard work in Barcelona town.

14 settembre 2013 – prima sessione I

14/09/2013 en el Tostadero.

14/09/2013 en el Tostadero.

Abbiamo terminato la prima giornata di registrazione. Chitarre acustiche ed un po’ di piano.
Mañana más!

14/09/2013 en el Tostadero.

14/09/2013 en el Tostadero.

14/09/2013 en el Tostadero

14/09/2013 en el Tostadero

14/09/2013 en el Tostadero. Bisbigliando.

14/09/2013 en el Tostadero. Bisbigliando.

14/09/2013 en el Tostadero. Thinking Marc.

14/09/2013 en el Tostadero. Thinking Marc.

ATROPOS

Con questo brano inizia la seconda parte del disco, quella chiamata “Visioni”. Sono appunto le immagini che il caprone va suggerendo al pittore, sono le visioni della Figlia della Notte, dell’Uomo della Sabbia seduto in riva al fiume,  di una giovane ragazza amata dall’artista più di cento anni prima e della Regina del regno dell’Amore.

Atropos, una delle tre Moire, figlia della Notte, la più anziana (Esiodo, Scudo, 259: … Atropo, non era una grande dea, ma certamente alle altre superiore e più anziana…) delle tre sorelle, è colei che non si può evitare, l’inflessibile; rappresenta il destino finale della morte d’ogni individuo poiché a lei era assegnato il compito di recidere, con lucide cesoie, il filo che rappresentava la vita del singolo, decretandone il momento della morte. (Wikipedia)

Musicalmente questa canzone vorrebbe essere cantata da Bob Dylan ed Emmylou Harris nel ’76 ma evidentemente siamo nel 2013 e né Bob e né Hammylou sono più quelli di una volta.

Atropos

Vedi la maniera nella quale
il tempo mi gocciola dalle dita?
Senti il mio sguardo distratto
come spinge sulla tua schiena?
E vedi come è necessario
tendere il filo
prima di poterlo tagliare?

Vedi la maniera nella quale
le nubi si avvicinano al suolo?
Avverti la pioggia, l’odore di zolfo,
senti i tuoni nel cielo?
E vedi come è facile
chiudere gli occhi
e poi scomparire?

E tutto questo solo perché
in fondo

C’è un mare di terra
che non ci lascia vedere
i colori del quadro

In fondo

C’è un mare di ombre
che non ci lasciano uscire
dalla tela del quadro

IL DUELLO

“Il duello” è l’ultimo brano della prima parte del disco, quella chiamata “Il palazzo di marmo”. Va a chiudere la piccola serie di canzoni che hanno come intento comune quello di descrivere l’atmosfera che si respira all’interno della dimora del caprone e di tracciare un abbozzo introduttivo per spiegare le visioni del pittore.

È un duello tra due contadini, immersi nel fango fin sopra alle ginocchia, che si sfidano con lunghi bastoni per sistemare dei conti rimasti sospesi.

In fondo si vedono delle grandi nuvole nere che si avvicinano lente e già si sente nitido il rombo dei tuoni.